Ancora Quotes

Authors: A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
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lui-voleva-ancora-sognare-in-un-angolo-remoto-del-suo-cuore-cera-ancora-la-speranza-di-realizzare-un-sogno-un-piccolo-innocente-pulito-sogno-da-i-protettori-delloracolo-buio-patr
ancora-pi-di-prima-tu-amavi-me
ancora-imparo-yet-i-am-learning-michelangelo-buonarroti
un-passo-avanti-un-altro-ancora
che-siamo-ancora-incatenati-qui
e-sei-ancora-pi-bella-resta-sempre-cos
quelle-sarebbero-state-le-parole-finali-ma-ancora-il-fascino-andrea-zanzotto
tutte-le-notti-continuo-chiedere-al-signore-perche-e-ancora-non-ho-avuto-una-risposta-decente-jack-kerouac
invece-respiro-ancora-con-la-responsabilite-di-chi-e-stato-riammesso-al-gioco-dopo-un-fallo-contro-la-vita-elena-mearini
tess-durbeyfield-in-quellepoca-della-sua-vita-era-solo-un-recipiente-di-emozioni-non-ancora-colorite-dallesperienza-thomas-hardy
lo-aspetto-e-ancora-non-ci-credo-aspetto-il-mio-futuro-facendo-un-tuffo-nel-passato-valeria-angela-conti
oltre-il-deserto-al-di-le-del-tramonto-nella-citte-sacra-ho-lasciato-il-mio-cuore-a-shangrila-tempio-di-vita-dove-la-verite-ha-ancora-un-nome-mila-fois
non-mi-resta-che-un-giorno-di-vita-dopo-averne-sottratti-quindicimila-alla-morte-me-ne-resta-appena-un-altro-ancora-al-massimo-due-juan-jacinto-mueoz-rengel
la-sua-vita-era-ancora-troppo-breve-per-sapere-che-non-ce-cosa-pie-imminente-dellimpossibile-e-che-quanto-dobbiamo-sempre-prevedere-e-limprevisto-victor-hugo
se-tu-non-fossi-scappata-se-tu-fossi-rimasta-con-me-loro-sarebbero-ancora-vivi-maksimla-mia-vendetta-con-te-giovanna-roma-giovanna-roma
poi-sappiccar-come-di-calda-cera-fossero-stati-e-mischiar-lor-colore-ne-lun-ne-laltro-gie-parea-quel-chera-come-procede-innanzi-da-lardore-per-lo-papiro-suso-un-color-bruno-che-n
il-mondo-e-davvero-pieno-di-pericoli-e-vi-sono-molti-posti-oscuri-ma-si-trovano-ancora-delle-cose-belle-e-nonostante-che-lamore-sia-ovunque-mescolato-al-dolore-esso-cresce-forse-
girando-ancora-un-poco-ho-incontrato-uno-che-si-era-perduto-gli-ho-detto-che-nel-centro-di-bologna-non-si-perde-neanche-un-bambino-mi-guarda-con-la-lucio-dalla
non-voglio-passarci-ancora-non-voglio-un-altro-ragazzo-che-gioca-con-me-o-ci-sei-o-non-ci-sei-e-tu-ovviamente-non-ci-sei-adelia
Bisognerebbe saper attendere, raccogliere, per una vita intera e possibilmente lunga, senso e dolcezza, e poi, proprio alla fine, si potrebbero forse scrivere dieci righe valide. Perche i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si acquistano precocemente), sono esperienze. Per scrivere un verso bisogna vedere molte citte , uomini e cose, bisogna conoscere gli animali, bisogna capire il volo degli uccelli e comprendere il gesto con cui i piccoli fiori si aprono al mattino. Bisogna saper ripensare a itinerari in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e congedi previsti da tempo, a giorni dell'infanzia ancora indecifrati, ai genitori che eravamo costretti a ferire quando portavano una gioia e non la comprendevamo (era una gioia per qualcun altro), a malattie infantili che cominciavano in modo cose¬ strano con tante profonde e grevi trasformazioni, a giorni in stanze silenziose e raccolte e a mattine sul mare, al mare sopratutto, a mari, a notti di viaggio che passavano con un alto fruscio e volavano assieme alle stelle - e ancora non e¨ sufficiente poter pensare a tutto questo. Bisogna avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di partorienti e di lievi, bianche puerpere addormentate che si rimarginano. Ma bisogna anche essere stati accanto ad agonizzanti, bisogna essere rimasti vicino ai morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori intermittenti. E non basta ancora avere ricordi. Bisogna saperli dimenticare, quando sono troppi, e avere la grande pazienza di attendere che ritornino. Perche i ricordi in se ancora non sono. Solo quando diventano sangue in noi, sguardo e gesto, anonimi e non pie¹ distinguibili da noi stessi, soltanto allora pue² accadere che in un momento eccezionale si levi dal loro centro e sgorghi la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke
bisognerebbe-saper-attendere-raccogliere-per-una-vita-intera-e-possibilmente-lunga-senso-e-dolcezza-e-poi-proprio-alla-fine-si-potrebbero-forse-scrivere-dieci-righe-valide-perche
Fino allora egli era avanzato per la spensierata ete  della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, cose¬ che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosite  attorno, non c'e¨ proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi di intesa; cose¬ il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono pie¹ avanti; ancora non si vedono, no, ma e¨ certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo. Ancora molto? No, basta attraversare quel fiume laggie¹ in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si e¨ per caso gie  arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l'impressione di se¬ e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio e¨ pie¹ avanti e si riprende senza affanno la strada. Cose¬ continua il cammino in un'attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto. Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello e¨ stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualcosa e¨ cambiato, il sole non sembra pie¹ immobile ma si sposta rapidamente, ahime¨, non si fa in tempo a fissarlo che gie  precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano pie¹ nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una all'altra, tanto e¨ il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovre  pur finire. Chiudono a un certo punto alla nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocite  fulminea e non si fa in tempo a tornare.

Dino Buzzati
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Longevi, ci chiamavamo tra noi. Eravamo una sorta di Dorian Gray ambulanti senza un ritratto marcescente in soffitta e, durante i secoli, avevamo collezionato i pie¹ stravaganti epiteti: streghe, vampiri, angeli, demoni, doppelge¤nger. Non avremmo mai conosciuto le gioie della maternite  o della paternite , poiche i nostri figli morivano - senza eccezioni - appena venuti alla luce. Avremmo potuto tentare all'infinito, accontentarci di sentire per nove mesi i loro calci ovattati attraverso la pelle del ventre, per poi dover accettare di vederli spegnersi appena fatto capolino nel mondo. Avevo seppellito tre figli, tutti nati morti alle prime avvisaglie di autunni distanti vite intere l'uno dell'altro. Alcune sere percepivo ancora la sensazione asfissiante della terra bagnata sotto le unghie. Temere che la propria creatura, di cui non hai mai udito il pianto, possa sentire freddo sotto la terra e¨ il primo segnale di una follia disperata. Scavare tra le lacrime per riabbracciare quel corpo inerme e bianco, che non e¨ mai stato vivo se non nel buio del tuo grembo, e poi desistere in un barlume di lucidite  e¨ un'esperienza straziante. Si rimane con un pugno di fango in mano, la gola stretta dall'angoscia e il cuore vuoto. Ho sentito tre figli crescere e perire dentro di me. E se fossi cose¬ folle da riprovarci, un quarto, un quinto e un sesto mi farebbero singhiozzare dalla gioia e poco dopo dal tormento. Cose¬ sare  per sempre. eˆ una delle mie tante condanne. Malachia, Robert e io non potevamo dirci amici. Tuttavia lo eravamo, quasi inevitabilmente, per una serie di eventi e per la maledizione che ci univa. Nella mia lunga carriera ne avevo profanati di sarcofagi, templi e necropoli. Cose¬ innumerevoli, che ormai avevo perso il conto. Eppure, con tutti gli anatemi che mi ero tirata addosso, nessuno di questi era ancora riuscito a farmi apprezzare quello sotto il quale ero nata.

Giorgia Penzo
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Seleziono Avril Lavigne 'ILove you' e faccio partire la canzone. Sento iniziare la musica, e l'emozione inizia a scorrere nelle mie vene mentre lui alza il volume e posso sentire le parole della canzone anche da dove sono seduta sul suo grembo. So che potrebbe non ricordarselo domani. So che i suoi occhi sono scuri, e fargli ascoltare questo brano potrebbe non contare come averlo detto a parole, ma abbiamo passato cose¬ tante notti insieme. Emozionata dalle parole sento la musica continuare e osservo il suo viso, morsicandomi il labbro mentre studio la sua espressione. Ogni parola e¨ cose¬ perfetta, l'intera canzone e¨ rivolta a noi due, incluso il ritornello che spero di ascoltare proprio ora: "You're so beautiful But that's not why I love you I'm not sure you know That the reason I love you is you Being you Just youYeah the reason I love you Is all that we've been through And that's why I love you" Lui l'ascolta mentre valuta il mio viso, la sua espressione intenta mentre studia il mio volto. Le mie labbra piene. I miei occhi color ambra. "Falla ripartire ancora " La sua voce suona cose¬ aspra, che devo quasi leggere le sue labbra per capire quello che ha detto. Clicco sul pulsante per riprodurre il brano, ma invece di ascoltare la canzone nuovamente come mi aspettavo, mi tira su e mi rivolta sulla schiena, quindi sposta le cuffie sulla mia testa e li adegua al mio viso pie¹ piccolo appena la canzone inizia. E nel secondo successivo, sto ascoltando la canzone "ILove You", che ho appena fatto sentire a lui. Brooke Dumas

Katy Evans
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Pochi uccelli Stephen preferiva ai succiacapre, ma non era stato il loro canto a farlo scendere dal letto. Rimase fermo, appoggiato alla ringhiera, e poco dopo Jack Aubrey, in un padiglione presso il campo di bocce, ricomincie² a suonare con grande dolcezza nel buio, improvvisando solo per se, fantasticando sul suo violino con una maestria che Stephen non aveva mai conosciuto in lui, sebbene avessero suonato insieme per tanti anni.[... ] In effetti suonava meglio di Stephen, e ora che stava usando il suo prezioso Guarnieri invece del robusto strumento adatto al mare, la differenza era ancora pie¹ marcata: ma il Guarnieri non bastava a spiegarla del tutto, assolutamente no. Quando suonavano insieme, Jack nascondeva la propria eccellenza, mantenendosi al mediocre livello di Stephen [... ]; mentre rifletteva su questo, Maturin si rese conto a un tratto che era sempre stato cose¬: Jack, indipendentemente dalle condizioni di Stephen, detestava mettersi in mostra. Ma in quel momento, in quella notte tiepida, ora che non vi era nessuno da sostenere moralmente, cui dare il proprio appoggio, nessuno che potesse criticare il suo virtuosismo, Jack poteva lasciarsi andare completamente; e mentre la musica grave e delicata continuava a diffondersi, Stephen si stupe¬ una volta di pie¹ dell'apparente contraddizione tra il grande e grosso ufficiale di marina, florido e allegro [... ] e la musica pensosa, complessa che quello stesso uomo stava ora creando. Una musica che contrastava immensamente con il suo limitato vocabolario, un vocabolario che lo rendeva talvolta quasi incapace di esprimersi.

Patrick O'Brian
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Avendo perso uno degli inseguiti, Ivan concentre² la sua attenzione sul gatto, e vide quello strano animale avvicinarsi al predellino del vagone di testa del tram A immobile alla fermata, spingere via con insolenza una donna, afferrare la maniglia e tentare perfino di dare una moneta da dieci copeche alla bigliettaria attraverso un finestrino aperto per l'afa. Il comportamento del gatto sbalorde¬ talmente Ivan da lasciarlo immobile davanti alla drogheria sull'angolo; e subito una seconda volta, ma con molta pie¹ forza egli fu sbalordito dal comportamento della bigliettaria. Questa, non appena vide il gatto che saliva sul tram, gride² con una rabbia che la scuoteva tutta: - eˆ vietato ai gatti! eˆ vietato portare gatti! Passa via! Scendi, se no chiamo la polizia! Ne la bigliettaria ne i passeggeri furono colpiti dalla cosa principale: non dal fatto che un gatto salisse sul tram, questo poteva ancora passare, ma dal fatto che volesse pagare il biglietto! Il gatto si dimostre² animale non soltanto solvibile, ma anche disciplinato. Alla prima sgridata della bigliettaria cesse² l'attacco, si stacce² dal predellino e si sedette alla fermata, soffregandosi i baffi con la monetina. Ma non appena la bigliettaria diede il segnale e il tram si mosse, il gatto si comporte² come chiunque sia cacciato da un tram, sul quale deve viaggiare per forza. Dopo essersi lasciato passare davanti tutte e tre le vetture, balze² sulla parte posteriore dell'ultima, si afferre² con la zampa a un tubo che usciva dal veicolo e file² via, economizzando in tal modo il prezzo della corsa.

Mikhail Bulgakov
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Ken fece un respiro di sollievo ricordandosi all'improvviso dei libri che aveva richiesto. Mai come in quel momento si era sentito tanto attratto dalla pace di una lettura solitaria. Jim apre¬ la porta e lui, rincuorato da quel pensiero, nel medesimo istante salte² fuori dal suo nascondiglio come un fauno dal bosco. La donna, che se lo vide apparire davanti all'improvviso, ancora tutto scompigliato e rosso in viso a causa dell'esercizio fisico, dovette spaventarsi, perche prima lancie² un urletto sorpreso - e molto aggraziato, per la verite  - poi i libri, che finirono in aria e quindi sul pavimento. Anche Ken sussulte² a quella reazione esagerata, lasciando al solo Jim l'onore di mantenere i nervi saldi. Col cuore che gli batteva troppo forte nel petto, fisse² la donna sbigottito. Chi diavolo aveva mandato quel Jenkins a consegnargli i libri? Una pazza? La giovane donna, mormorando delle scuse imbarazzate, si era nel frattempo inginocchiata a terra ed era impegnatissima a raccogliere i volumi caduti, la gonna blu aperta intorno a lei come una corolla. Ken non poteva vederle il viso, ma il collo sottile di lei e i suoi capelli neri come la notte, per quanto raccolti in uno severo chignon, lo indussero a domandarsi se il volto fosse altrettanto perfetto. E, senza esitare, fece qualcosa che il vecchio Ken non avrebbe mai osato fare: si chine², afferre² la donna per le braccia, la solleve² e, senza delicatezza e con molta curiosite , scrute² negli occhi di lei. Occhi cose¬ blu che mai prima in vita sua ne aveva visto di uguali.

Viviana Giorgi
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TI ALZI LA MATTINA E' SEMPRE TUTTO UGUALE T'INCAZZI PER UN NIENTE SE HAI DORMITO MALE IL BAGNO E' OCCUPATO E TU T'INNERVOSISCI LA COLAZIONE IN FRETTA E POI DI CORSA ESCI TRAFFICO MALEDETTO E LA CITTA' IMPAZZISCE ENTRI IN UFFICIO TARDI IL CAPO TI AGGREDISCE LA SEGRETARIA CHE SI FA DESIDERARE PRIMA SORRIDE E POI E E POI E POI MI FAI UNO SQUILLO DICI TORNO ALLE SEI COMPRARE IL PANE E UN FRIGO E I BISCOTTINI PER JACK SAI CHE STASERA ZIA LIDIA VIENE A CENA DA NOI NON LO SAI A CHE PENSI CHE FAI VADO AL MARE SENZA DI TE VADO AL MARE PERO' SE VIENI CON ME VADO AL MARE SE NON VIENI PEGGIO PER TE VADO VIA VADO VIA VADO VIA SIRENE SPIAGGIA E SOLE AL BAGNO SESSANTUNO L'ESTATE CHE A RICCIONE E' BELLA DI SICURO MA COME FACCIO A STARE ANCORA IN RITORNO A CASA IN FRETTA PER PORTARE IL FRIGO DALLA FINESTRA AL MONDO CHE CAMMINA SU E GIU' PRENDO ZIA LIDIA PARTO E NON RITORNO MAI PIU' LA VIGILESSA STRONZA MI FA LA MULTA E GRIDA DOVE VAI DOVE VAI DOVE VAI VADO AL MARE SENZA DI TE VADO AL MARE PERO' SE VIENI CON ME VADO AL MARE SE NON VIENI PEGGIO PER TE VADO VIA VADO VIA VADO VIA VADO AL MARE SENZA DI TE VADO AL MARE PERO' SE VIENI CON ME VADO AL MARE SE NON VIENI PEGGIO PER TE VADO VIA VADO VIA VADO VIA PENSARE CHE FRA UN'ORA E MEZZO APPENA FARO' UN TUFFO IN MEZZO AL MARE E CONTERO' LE STELLE AD UNA AD UNA INSIEME A TE PER NON VOLERE ANDARE PIU' VIA TI VESTI LA MATTINA E COSI' SPLENDE IL SOLE TI BUTTI SULLA SABBIA POI TI LASCI ANDARE E FARE TUTTO E NIENTE SENZA LAVORARE TI LASCI TRASPORTARE DALLE ONDE DEL MARE TI VESTI LA MATTINA E COSI' SPLENDE IL SOLE TI BUTTI SULLA SABBIA POI TI LASCI ANDARE E FARE TUTTO E NIENTE SENZA LAVORARE TI LASCI TRASPORTARE DALLE ONDE DEL MARE NO QUEST'ANNO AL MARE NON ANDRO' CON TE SULLA SPIAGGIA CON TE SULLA SPIAGGIA NO QUEST'ANNO AL MARE NON ANDRO' CON TE SULLA SPIAGGIA CON TE SULLA SPIAGGIA NON CI STO

360 Gradi
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Gie nella vetrina della libreria hai individuato la copertina col titolo che cercavi. Seguendo questa traccia visiva ti sei fatto largo nel negozio attraverso il fitto sbarramento di Libri Che Non Hai Letto che ti guardavao accigliati dai banchi e dagli scaffali cercando d'intimidirti. Ma tu sai che non devi lasciarti mettere in soggezione, che tra loro s'estendono per ettari ed ettari i Libri Che Puoi Fare A Meno Di Leggere, i Libri Fatti Per Altri Usi Che La Lettura, i Libri Gie Letti Senza Nemmeno Bisogno D'Aprirli In Quanto Appartenenti Alla Categoria Del Gie Letto Prima Ancora D'Essere Stato Scritto. E cose¬ superi la prima cinta dei baluardi e ti piomba addosso la fanteria dei Libri Che Se Tu Avessi Pie¹ Vite Da Vivere Certamente Anche Questi Li Leggeresti Volentieri Ma Purtroppo I Giorni Che Hai Da Vivere Sono Quelli Che Sono. Con rapida mossa li scavalchi e ti porti in mezzo alle falangi dei Libri Che Hai Intenzione Di Leggere Ma Prima Ne Dovresti Leggere Degli Altri, dei Libri Troppo Cari Che Potresti Aspettare A Comprarli Quando Saranno Rivenduti A Mete Prezzo, dei Libri Idem Come Sopra Quando Verranno Ristampati Nei Tascabili, dei Libri Che Potresti Domandare A Qualcuno Se Te Li Presta, dei Libri Che Tutti Hanno Letto Dunque E' Quasi Come Se Li Avessi Letti Anche Tu. Sventando questi attacchi, ti porti sotto le torri del fortilizio, dove fanno resistenza i Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere, i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli, i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento, i Libri Che Vuoi Avere Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza, i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest'Estate, i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale, i Libri Che Ti Ispirano Una Curiosite Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile. Ecco che ti e¨ stato possibile ridurre il numero illimitato di forze in campo a un insieme certo molto grande ma comunque calcolabile in un numero finito, anche se questo relativo sollievo ti viene insidiato dalle imboscate dei Libri Letti Tanto Tempo Fa Che Sarebbe Ora Di Rileggerli e dei Libri Che Hai Sempre Fatto Finta D'Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero.

Italo Calvino
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La 'Crisi Esistenziale' di chi ama l'amore e ha il coraggio di amare. Nell'epoca dove tante cose sembrano andate perse, e dove molti valori sembrano pian piano scomparsi, si trova spazio e l'ispirazione di far nascere una nuova canzone, con la quale si vuole comunicare i tanti disagi che il mondo attuale si appresta a vivere, le tante problematiche che spesso attanagliano l'essere umano, sempre preso da se stesso, e molto spesso distratto da tutte le cose che il mondo e la vita offrono. E' cosi che nasce 'Crisi Esistenziale' il nuovo brano che de  il via al nuovo album di Savio De Martino, cantautore dalle mille risorse artistiche, un brano scritto dallo stesso Cantautore, sia per la parte letteraria, che per la parte musicale, un brano voluto, un testo ricercato, una canzone necessaria, una sorta di protesta, un modo di gridare e poter dire, BASTA !!! Questo stesso brano e¨ stato anche proposto alla candidatura per le nuove proposte di Sanremo Giovani 2015, proprio perche' i giovani possano valorizzare la propria vita e il futuro, trovando stimoli nuovi, trovando aiuto in chi ha potere, costruirsi un domani fatto di sogni da poter realizzare, Savio De Martino ancora una volta riesce a regalare nuove emozioni, il suo essere cosi poliedrico, rende questo artista, seppur giovane, capace di mettersi sempre in gioco e in discussione con vari generi musicali. Le sue tendenze variano dal Pop al Jazz, dal Blues alla buona Musica Leggera, in tanti anni di gavetta e di carriera e¨ sempre riuscito a dire la sua, regalando al pubblico che lo segue con affetto e stima, tante emozioni e soprattutto tanta energia positiva. Lui innamorato della vita, innamorato della musica, e speranzoso che le cose e il mondo puo' cambiare, una crisi cosi mondiale, dovrebbe far riflettere molte persone, e sensibilizzare chi ha il potere di essere a capo di tutto, ecco perche nasce questo nuovo brano per il 2015, dal titolo "Crisi Esistenziale". Genesi di Crisi Esistenziale di Savio De Martino Testo, Musica e Produzione sono di Savio De Martino attraverso la S.D.M. Production, la distribuzione avviene grazie alla Zeus Record S.R.L., gli arrangiamenti sono di Giuseppe Balsamo e Savio De Martino, le riprese video di 'Pino Baylon Video' e la registrazione e mixaggio sono stati effettuati presso lo studio SG SOUND MUSIC ITALY di Savio De Martino. Il video e¨ gie  disponibile su YouTube.

Savio De Martino
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La citte  di Leonia rife  se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal pie¹ perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: pie¹ che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da se, il mondarsi d'una ricorrente impurit e . Certo e¨ che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri e¨ circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perche una volta buttata via la roba nessuno vuole pie¹ averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla citte , certo; ma ogni anno la citte  s'espande, e gli immondezzai devono arrestrare pie¹ lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'inalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro pie¹ vasto. Aggiungi che pie¹ l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, pie¹ la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermantazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne. Il risultato e¨ questo: che pie¹ Leonia espelle roba pie¹ ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si pue² togliere; rinnovandosi ogni giorno la citte  conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di le  dell'estremo crinale, immondezzai d'altre citte , che anch'esse respingono lontano da se le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, e¨ ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le citte  estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano. Pie¹ ne cresce l'altezza, pie¹ incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergere  la citte  nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre citte  limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianere  la sordida catena montuosa, cancellere  ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Gie  dalle citte  vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

Italo Calvino
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