Perso Quotes

Authors: A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
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Avendo perso uno degli inseguiti, Ivan concentre² la sua attenzione sul gatto, e vide quello strano animale avvicinarsi al predellino del vagone di testa del tram A immobile alla fermata, spingere via con insolenza una donna, afferrare la maniglia e tentare perfino di dare una moneta da dieci copeche alla bigliettaria attraverso un finestrino aperto per l'afa. Il comportamento del gatto sbalorde¬ talmente Ivan da lasciarlo immobile davanti alla drogheria sull'angolo; e subito una seconda volta, ma con molta pie¹ forza egli fu sbalordito dal comportamento della bigliettaria. Questa, non appena vide il gatto che saliva sul tram, gride² con una rabbia che la scuoteva tutta: - eˆ vietato ai gatti! eˆ vietato portare gatti! Passa via! Scendi, se no chiamo la polizia! Ne la bigliettaria ne i passeggeri furono colpiti dalla cosa principale: non dal fatto che un gatto salisse sul tram, questo poteva ancora passare, ma dal fatto che volesse pagare il biglietto! Il gatto si dimostre² animale non soltanto solvibile, ma anche disciplinato. Alla prima sgridata della bigliettaria cesse² l'attacco, si stacce² dal predellino e si sedette alla fermata, soffregandosi i baffi con la monetina. Ma non appena la bigliettaria diede il segnale e il tram si mosse, il gatto si comporte² come chiunque sia cacciato da un tram, sul quale deve viaggiare per forza. Dopo essersi lasciato passare davanti tutte e tre le vetture, balze² sulla parte posteriore dell'ultima, si afferre² con la zampa a un tubo che usciva dal veicolo e file² via, economizzando in tal modo il prezzo della corsa.

Mikhail Bulgakov
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Longevi, ci chiamavamo tra noi. Eravamo una sorta di Dorian Gray ambulanti senza un ritratto marcescente in soffitta e, durante i secoli, avevamo collezionato i pie¹ stravaganti epiteti: streghe, vampiri, angeli, demoni, doppelge¤nger. Non avremmo mai conosciuto le gioie della maternite  o della paternite , poiche i nostri figli morivano - senza eccezioni - appena venuti alla luce. Avremmo potuto tentare all'infinito, accontentarci di sentire per nove mesi i loro calci ovattati attraverso la pelle del ventre, per poi dover accettare di vederli spegnersi appena fatto capolino nel mondo. Avevo seppellito tre figli, tutti nati morti alle prime avvisaglie di autunni distanti vite intere l'uno dell'altro. Alcune sere percepivo ancora la sensazione asfissiante della terra bagnata sotto le unghie. Temere che la propria creatura, di cui non hai mai udito il pianto, possa sentire freddo sotto la terra e¨ il primo segnale di una follia disperata. Scavare tra le lacrime per riabbracciare quel corpo inerme e bianco, che non e¨ mai stato vivo se non nel buio del tuo grembo, e poi desistere in un barlume di lucidite  e¨ un'esperienza straziante. Si rimane con un pugno di fango in mano, la gola stretta dall'angoscia e il cuore vuoto. Ho sentito tre figli crescere e perire dentro di me. E se fossi cose¬ folle da riprovarci, un quarto, un quinto e un sesto mi farebbero singhiozzare dalla gioia e poco dopo dal tormento. Cose¬ sare  per sempre. eˆ una delle mie tante condanne. Malachia, Robert e io non potevamo dirci amici. Tuttavia lo eravamo, quasi inevitabilmente, per una serie di eventi e per la maledizione che ci univa. Nella mia lunga carriera ne avevo profanati di sarcofagi, templi e necropoli. Cose¬ innumerevoli, che ormai avevo perso il conto. Eppure, con tutti gli anatemi che mi ero tirata addosso, nessuno di questi era ancora riuscito a farmi apprezzare quello sotto il quale ero nata.

Giorgia Penzo
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