Proprio Quotes

Authors: A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
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il-proprio-falcetto-ltgt-eugenio-corti
sono-proprio-i-piccoli-particolari-di-solito-rovinare-ogni-cosa-fyodor-dostoyevsky
quem-neo-consegue-tomar-decisees-em-geral-neo-tem-confiane-em-si-proprio-marie-kond
il-pie-certo-modo-di-celare-agli-altri-i-confini-del-proprio-sapere-e-di-non-trapassarli-giacomo-leopardi
langelo-sa-di-essere-indistruttibile-paradossalmente-e-proprio-questa-sua-certezza-che-lo-rende-tale-alan-campbell
chi-aspetta-il-cavaliere-deve-far-attenzione-non-confondere-i-battiti-del-proprio-cuore-con-quelli-degli-zoccoli-zoran-ivkovi
eu-temia-que-qualquer-menimo-ruedo-atraesse-o-pior-conjurasse-do-proprio-breu-branco-um-horror-incomensurevel-filipe-russo
un-uomo-di-suo-gusto-doveva-tenere-lo-sguardo-alto-in-modo-da-poter-vedere-il-pie-lontano-possibile-al-di-le-del-proprio-pezzetto-di-terra-robert-seethaler
le-tre-lune-erano-sempre-ben-visibili-ai-suoi-occhi-e-la-ragazza-non-poteva-fare-meno-di-fissarle-come-se-fossero-proprio-loro-trattenere-il-suo-sguardo-invogliarla-non-distoglie
helen-mi-prese-la-mano-come-se-fosse-impaurita-mi-ricordava-lo-sguardo-di-una-bambina-in-cerca-del-proprio-padre-scossi-la-testa-e-la-abbracciai-lei-era-sola-almeno-quanto-me-la-
para-o-homem-consciente-havia-um-dever-procurarse-si-mesmo-afirmarse-em-si-mesmo-e-seguir-sempre-adiante-o-seu-proprio-caminho-sem-se-preocupar-com-o-fim-que-possa-conduzilo-herm
ser-radical-e-tomar-as-coisas-pela-raiz-mas-para-o-homem-raiz-e-o-proprio-homem-karl-marx
ser-jovem-neo-nem-nada-ver-com-amor-uma-mulher-pode-ser-uma-menina-e-ainda-assim-conhecer-o-proprio-coraeeo-kristin-hannah
a-vida-devete-coisas-mas-por-vezes-tens-de-ser-o-raio-do-teu-proprio-cobrador-e-se-tivermos-de-arder-no-inferno-por-isso-o-ceu-vai-ficar-es-moscas-p156-jo-nesbe
eu-sonho-com-sangue-com-uma-solideo-teo-vazia-que-nem-o-eco-sobreviveria-nela-e-acordo-gritar-ensopado-no-meu-proprio-suor-e-mesmo-depois-de-acordar-sensaeeo-solideo-mantemse-dur
provou-que-o-prazer-e-um-presente-da-divindade-pois-dizia-o-homem-neo-pode-dar-si-proprio-nem-sensaeees-nem-ideias-recebe-tudo-dor-e-o-prazer-lhe-vem-de-fora-como-sua-existencia-
siate-sinceri-siate-sempre-sinceri-e-mostrate-francamente-al-mondo-se-non-proprio-il-vostro-lato-peggiore-almeno-qualche-aspetto-da-cui-possa-essere-noto-il-peggiore-male-che-e-i
mostra-che-le-loro-parole-possono-ferirti-e-non-sarai-pie-libero-dalla-derisione-se-proprio-vogliono-darti-un-nome-accettalo-fallo-tuo-in-modo-che-poi-non-possano-mai-pie-usarlo-
il-pastore-augure-buon-natale-il-coro-riprese-cantare-e-lorgano-suonare-fu-in-quel-momento-che-maggie-sente-che-lui-era-vicino-si-gire-appena-e-lo-vide-se-ne-stava-in-piedi-nel-c
eppure-volte-per-capire-era-sufficiente-saper-ascoltare-si-ricorde-di-quella-volta-che-era-riuscito-descrivere-le-conseguenze-che-il-terremoto-dellirpinia-dell80-aveva-avuto-sull
Seleziono Avril Lavigne 'ILove you' e faccio partire la canzone. Sento iniziare la musica, e l'emozione inizia a scorrere nelle mie vene mentre lui alza il volume e posso sentire le parole della canzone anche da dove sono seduta sul suo grembo. So che potrebbe non ricordarselo domani. So che i suoi occhi sono scuri, e fargli ascoltare questo brano potrebbe non contare come averlo detto a parole, ma abbiamo passato cose¬ tante notti insieme. Emozionata dalle parole sento la musica continuare e osservo il suo viso, morsicandomi il labbro mentre studio la sua espressione. Ogni parola e¨ cose¬ perfetta, l'intera canzone e¨ rivolta a noi due, incluso il ritornello che spero di ascoltare proprio ora: "You're so beautiful But that's not why I love you I'm not sure you know That the reason I love you is you Being you Just youYeah the reason I love you Is all that we've been through And that's why I love you" Lui l'ascolta mentre valuta il mio viso, la sua espressione intenta mentre studia il mio volto. Le mie labbra piene. I miei occhi color ambra. "Falla ripartire ancora " La sua voce suona cose¬ aspra, che devo quasi leggere le sue labbra per capire quello che ha detto. Clicco sul pulsante per riprodurre il brano, ma invece di ascoltare la canzone nuovamente come mi aspettavo, mi tira su e mi rivolta sulla schiena, quindi sposta le cuffie sulla mia testa e li adegua al mio viso pie¹ piccolo appena la canzone inizia. E nel secondo successivo, sto ascoltando la canzone "ILove You", che ho appena fatto sentire a lui. Brooke Dumas

Katy Evans
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Pochi uccelli Stephen preferiva ai succiacapre, ma non era stato il loro canto a farlo scendere dal letto. Rimase fermo, appoggiato alla ringhiera, e poco dopo Jack Aubrey, in un padiglione presso il campo di bocce, ricomincie² a suonare con grande dolcezza nel buio, improvvisando solo per se, fantasticando sul suo violino con una maestria che Stephen non aveva mai conosciuto in lui, sebbene avessero suonato insieme per tanti anni.[... ] In effetti suonava meglio di Stephen, e ora che stava usando il suo prezioso Guarnieri invece del robusto strumento adatto al mare, la differenza era ancora pie¹ marcata: ma il Guarnieri non bastava a spiegarla del tutto, assolutamente no. Quando suonavano insieme, Jack nascondeva la propria eccellenza, mantenendosi al mediocre livello di Stephen [... ]; mentre rifletteva su questo, Maturin si rese conto a un tratto che era sempre stato cose¬: Jack, indipendentemente dalle condizioni di Stephen, detestava mettersi in mostra. Ma in quel momento, in quella notte tiepida, ora che non vi era nessuno da sostenere moralmente, cui dare il proprio appoggio, nessuno che potesse criticare il suo virtuosismo, Jack poteva lasciarsi andare completamente; e mentre la musica grave e delicata continuava a diffondersi, Stephen si stupe¬ una volta di pie¹ dell'apparente contraddizione tra il grande e grosso ufficiale di marina, florido e allegro [... ] e la musica pensosa, complessa che quello stesso uomo stava ora creando. Una musica che contrastava immensamente con il suo limitato vocabolario, un vocabolario che lo rendeva talvolta quasi incapace di esprimersi.

Patrick O'Brian
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Bisognerebbe saper attendere, raccogliere, per una vita intera e possibilmente lunga, senso e dolcezza, e poi, proprio alla fine, si potrebbero forse scrivere dieci righe valide. Perche i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si acquistano precocemente), sono esperienze. Per scrivere un verso bisogna vedere molte citte , uomini e cose, bisogna conoscere gli animali, bisogna capire il volo degli uccelli e comprendere il gesto con cui i piccoli fiori si aprono al mattino. Bisogna saper ripensare a itinerari in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e congedi previsti da tempo, a giorni dell'infanzia ancora indecifrati, ai genitori che eravamo costretti a ferire quando portavano una gioia e non la comprendevamo (era una gioia per qualcun altro), a malattie infantili che cominciavano in modo cose¬ strano con tante profonde e grevi trasformazioni, a giorni in stanze silenziose e raccolte e a mattine sul mare, al mare sopratutto, a mari, a notti di viaggio che passavano con un alto fruscio e volavano assieme alle stelle - e ancora non e¨ sufficiente poter pensare a tutto questo. Bisogna avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di partorienti e di lievi, bianche puerpere addormentate che si rimarginano. Ma bisogna anche essere stati accanto ad agonizzanti, bisogna essere rimasti vicino ai morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori intermittenti. E non basta ancora avere ricordi. Bisogna saperli dimenticare, quando sono troppi, e avere la grande pazienza di attendere che ritornino. Perche i ricordi in se ancora non sono. Solo quando diventano sangue in noi, sguardo e gesto, anonimi e non pie¹ distinguibili da noi stessi, soltanto allora pue² accadere che in un momento eccezionale si levi dal loro centro e sgorghi la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke
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Fino allora egli era avanzato per la spensierata ete  della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, cose¬ che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosite  attorno, non c'e¨ proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi di intesa; cose¬ il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono pie¹ avanti; ancora non si vedono, no, ma e¨ certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo. Ancora molto? No, basta attraversare quel fiume laggie¹ in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si e¨ per caso gie  arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l'impressione di se¬ e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio e¨ pie¹ avanti e si riprende senza affanno la strada. Cose¬ continua il cammino in un'attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto. Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello e¨ stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualcosa e¨ cambiato, il sole non sembra pie¹ immobile ma si sposta rapidamente, ahime¨, non si fa in tempo a fissarlo che gie  precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano pie¹ nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una all'altra, tanto e¨ il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovre  pur finire. Chiudono a un certo punto alla nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocite  fulminea e non si fa in tempo a tornare.

Dino Buzzati
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La 'Crisi Esistenziale' di chi ama l'amore e ha il coraggio di amare. Nell'epoca dove tante cose sembrano andate perse, e dove molti valori sembrano pian piano scomparsi, si trova spazio e l'ispirazione di far nascere una nuova canzone, con la quale si vuole comunicare i tanti disagi che il mondo attuale si appresta a vivere, le tante problematiche che spesso attanagliano l'essere umano, sempre preso da se stesso, e molto spesso distratto da tutte le cose che il mondo e la vita offrono. E' cosi che nasce 'Crisi Esistenziale' il nuovo brano che de  il via al nuovo album di Savio De Martino, cantautore dalle mille risorse artistiche, un brano scritto dallo stesso Cantautore, sia per la parte letteraria, che per la parte musicale, un brano voluto, un testo ricercato, una canzone necessaria, una sorta di protesta, un modo di gridare e poter dire, BASTA !!! Questo stesso brano e¨ stato anche proposto alla candidatura per le nuove proposte di Sanremo Giovani 2015, proprio perche' i giovani possano valorizzare la propria vita e il futuro, trovando stimoli nuovi, trovando aiuto in chi ha potere, costruirsi un domani fatto di sogni da poter realizzare, Savio De Martino ancora una volta riesce a regalare nuove emozioni, il suo essere cosi poliedrico, rende questo artista, seppur giovane, capace di mettersi sempre in gioco e in discussione con vari generi musicali. Le sue tendenze variano dal Pop al Jazz, dal Blues alla buona Musica Leggera, in tanti anni di gavetta e di carriera e¨ sempre riuscito a dire la sua, regalando al pubblico che lo segue con affetto e stima, tante emozioni e soprattutto tanta energia positiva. Lui innamorato della vita, innamorato della musica, e speranzoso che le cose e il mondo puo' cambiare, una crisi cosi mondiale, dovrebbe far riflettere molte persone, e sensibilizzare chi ha il potere di essere a capo di tutto, ecco perche nasce questo nuovo brano per il 2015, dal titolo "Crisi Esistenziale". Genesi di Crisi Esistenziale di Savio De Martino Testo, Musica e Produzione sono di Savio De Martino attraverso la S.D.M. Production, la distribuzione avviene grazie alla Zeus Record S.R.L., gli arrangiamenti sono di Giuseppe Balsamo e Savio De Martino, le riprese video di 'Pino Baylon Video' e la registrazione e mixaggio sono stati effettuati presso lo studio SG SOUND MUSIC ITALY di Savio De Martino. Il video e¨ gie  disponibile su YouTube.

Savio De Martino
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Segundo os Shastras tradicionais, o Mestre e para o disce­pulo, pai, me£e e eshwara (que significa Senhor, representa o arquetipo e, em certo sentido e a divindade eleita para o culto particular). Numa era de contestae§e£o e irrevereªncia, tal afirmae§e£o ne£o e nada modesta. Hoje este¡ na moda construir frases de efeito ou emitir conceitos que fae§am media com o leitor. Conceitos demagogicos para cativar a opinie£o peºblica. Entretanto, as escrituras hindus ne£o estavam preocupadas com isso e ne£o estavam brincando quando colocaram muito claramente a posie§e£o do Mestre e do disce­pulo. Sendo uma filosofia do Oriente e da antiguidade, o Ye´ga ne£o faz por menos: o disce­pulo deve total respeito, obedieªncia, amor e fe ao seu Mestre. Caso contre¡rio, ne£o tem capacidade de ser disce­pulo nem o direito de chamar a alguem de Mestre, conforme diz a Maitre­ Upanishad: 'Esta cieªncia absolutamente secreta so deve ser ensinada a um filho ou a um disce­pulo totalmente devotado ao seu Mestre'. Para aquele que ne£o souber aprender, ninguem sere¡ um Mestre competente, je¡ que a incompeteªncia ne£o estare¡ no ensinar, mas no aprender. Para aquele que aceita as normas do discipulado, o Mestre escolhido sempre e bom, pois tal disce­pulo este¡ com o siddhi do aprendizado plenamente desenvolvido e aprendere¡ mesmo que nada seja dito, bastando a proximidade fe­sica do Mestre, o qual atua como catalisador. Por isso e importante visitar o Mestre com freqe¼eªncia. Por que a proximidade fe­sica e te£o importante, se o Ye´ga e fundamentalmente subjetivo e domina te£o espetacularmente as dimenseµes paranormais? e‰ porque ocorre um fene´meno denominado nye¡sa, uma especie de osmose, no qual, o disce­pulo que reeºna as qualidades indispense¡veis, assimila parte do conhecimento e o poder do seu Mestre atraves do simples conve­vio. Para ele, o Mestre e um catalisador vivo da fore§a e da sabedoria que je¡ estavam presentes no e­ntimo do proprio disce­pulo. Esse conve­vio e te£o mais importante na medida em que e atraves dele que sere£o realizados o Guru Seªva, o Parampare¡ e o Kripe¡ Guru, treªs das mais sagradas tradie§eµes do Ye´ga no que se refere e s relae§eµes Mestre/disce­pulo. Ao escolher o seu Mestre voceª deve aceite¡-lo, acate¡-lo e reconheceª-lo definitivamente e sem reservas. Ne£o cabe da sua parte nenhuma deºvida ou questionamento. Se voceª ne£o tem essa capacidade, ne£o este¡ a altura de ter um Mestre e vai ficar estagnado sem aprender nada profundo, nada que seja realmente Ye´ga. Ao que, por outro lado, tem essa capacidade no seu mais alto grau, esse consegue aprender, mesmo e  diste¢ncia, pois cada vez que realizar um peºje¡ sincero, entra em sintonia interior e o Mestre fala diretamente ao seu corae§e£o, fora do tempo e do espae§o. Dessa forma, pode compensar parcialmente a falta da te£o importante presene§a fe­sica.

Sergio Santos
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La citte  di Leonia rife  se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal pie¹ perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: pie¹ che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da se, il mondarsi d'una ricorrente impurit e . Certo e¨ che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri e¨ circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perche una volta buttata via la roba nessuno vuole pie¹ averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla citte , certo; ma ogni anno la citte  s'espande, e gli immondezzai devono arrestrare pie¹ lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'inalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro pie¹ vasto. Aggiungi che pie¹ l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, pie¹ la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermantazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne. Il risultato e¨ questo: che pie¹ Leonia espelle roba pie¹ ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si pue² togliere; rinnovandosi ogni giorno la citte  conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di le  dell'estremo crinale, immondezzai d'altre citte , che anch'esse respingono lontano da se le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, e¨ ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le citte  estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano. Pie¹ ne cresce l'altezza, pie¹ incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergere  la citte  nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre citte  limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianere  la sordida catena montuosa, cancellere  ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Gie  dalle citte  vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

Italo Calvino
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