Quello Quotes

Authors: A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
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la-vita-e-solo-lattesa-di-qualcosa-di-diverso-da-quello-che-stiamo-facendo-e-la-morte-e-tutto-quello-che-giustamente-possiamo-aspettarci-bram-stoker
la-suprema-felicite-della-vita-e-essere-amati-per-quello-che-si-e-o-meglio-essere-amati-dispetto-di-quello-che-si-e-victor-hugo
a-quello-che-non-capisci-puoi-dare-qualunque-significato-chuck-palahniuk
quello-che-un-attimo-fa-era-un-caldo-abbraccio-si-e-trasformato-in-un-freddo-soffio-di-vento-cristel-anna-notarianni
tu-sei-altezzoso-sarcastico-egocentrico-e-presuntuoso-e-per-quanto-non-ci-sia-nulla-di-positivo-in-tutto-cie-e-quello-che-ti-rende-cose-affascinante-im-another
e-ricordate-che-le-vittorie-non-determinano-quello-che-siete-ma-viceversa-niccole-campriani
quello-che-dovremmo-capire-e-che-noi-siamo-tutta-la-storia-non-solo-quel-personaggio-alessandro-baricco
avevo-appena-scoperto-lorribile-notizia-che-ogni-essere-umano-scopre-un-giorno-o-laltro-quello-che-ami-tu-lo-perderai-amelie-nothomb
quello-che-non-ho-e-quel-che-non-mi-manca-fabrizio-de-andre
se-continui-guardarmi-cose-victoria-sare-felice-di-darti-quello-che-vuoi-dopotutto-non-sei-pie-una-bambina-sebastian-victoria-colleen-gleason
pie-che-altro-pere-avevo-avuto-la-sensazione-di-avere-bisogno-del-cielo-immenso-e-di-quello-spazio-infinito-per-far-sembrare-le-mie-rivelazioni-abbastanza-piccole-e-sopportabili-
al-contrario-di-quello-che-credeva-dante-e-molte-religioni-nel-settimo-cerchio-non-ci-sono-i-suicidi-dio-ha-capito-che-quelli-gie-ne-avevano-passate-abbastanza-ci-e-arrivato-da-s
la-paura-e-unamica-pericolosa-devi-imparare-controllarla-ad-ascoltare-quello-che-ti-dice-se-ci-riesci-ti-aiutere-fare-bene-il-tuo-dovere-se-lasci-che-sia-lei-dominarti-ti-portere
quello-che-conta-nella-terra-promessa-non-e-la-terra-e-la-promessa-jeanmichel-guenassia
ma-il-coraggio-era-anche-quello-era-la-consapevolezza-che-linsuccesso-fosse-comunque-il-frutto-di-un-tentativo-che-talvolta-e-meglio-perdersi-sulla-strada-di-un-viaggio-impossibi
vero-o-falso-che-sia-quel-che-si-dice-degli-uomini-occupa-spesso-altrettanto-posto-nella-loro-vita-e-soprattutto-nel-loro-destino-quanto-quello-che-fanno-victor-hugo
non-e-lo-spettro-della-mia-vita-passata-si-disse-lei-e-quello-del-futuro-passato-e-il-fantasma-della-vita-che-ero-sul-punto-di-fare-finche-rimarre-qui-quel-futuro-non-dovre-morir
i-personaggi-le-frasi-e-le-parole-trovate-nei-libri-sono-come-ponti-che-ti-permettono-di-spostarti-da-dove-sei-verso-dove-vuoi-andare-e-quasi-sempre-e-un-ponte-che-unisce-il-tuo-
tu-tu-che-non-vuoi-chio-mi-renda-conto-della-tua-posizione-e-hai-la-vanite-di-mantenere-me-la-mia-tu-che-conservandomi-il-lusso-nel-quale-vivevo-conservi-la-distanza-morale-che-c
Seleziono Avril Lavigne 'ILove you' e faccio partire la canzone. Sento iniziare la musica, e l'emozione inizia a scorrere nelle mie vene mentre lui alza il volume e posso sentire le parole della canzone anche da dove sono seduta sul suo grembo. So che potrebbe non ricordarselo domani. So che i suoi occhi sono scuri, e fargli ascoltare questo brano potrebbe non contare come averlo detto a parole, ma abbiamo passato cose¬ tante notti insieme. Emozionata dalle parole sento la musica continuare e osservo il suo viso, morsicandomi il labbro mentre studio la sua espressione. Ogni parola e¨ cose¬ perfetta, l'intera canzone e¨ rivolta a noi due, incluso il ritornello che spero di ascoltare proprio ora: "You're so beautiful But that's not why I love you I'm not sure you know That the reason I love you is you Being you Just youYeah the reason I love you Is all that we've been through And that's why I love you" Lui l'ascolta mentre valuta il mio viso, la sua espressione intenta mentre studia il mio volto. Le mie labbra piene. I miei occhi color ambra. "Falla ripartire ancora " La sua voce suona cose¬ aspra, che devo quasi leggere le sue labbra per capire quello che ha detto. Clicco sul pulsante per riprodurre il brano, ma invece di ascoltare la canzone nuovamente come mi aspettavo, mi tira su e mi rivolta sulla schiena, quindi sposta le cuffie sulla mia testa e li adegua al mio viso pie¹ piccolo appena la canzone inizia. E nel secondo successivo, sto ascoltando la canzone "ILove You", che ho appena fatto sentire a lui. Brooke Dumas

Katy Evans
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Pochi uccelli Stephen preferiva ai succiacapre, ma non era stato il loro canto a farlo scendere dal letto. Rimase fermo, appoggiato alla ringhiera, e poco dopo Jack Aubrey, in un padiglione presso il campo di bocce, ricomincie² a suonare con grande dolcezza nel buio, improvvisando solo per se, fantasticando sul suo violino con una maestria che Stephen non aveva mai conosciuto in lui, sebbene avessero suonato insieme per tanti anni.[... ] In effetti suonava meglio di Stephen, e ora che stava usando il suo prezioso Guarnieri invece del robusto strumento adatto al mare, la differenza era ancora pie¹ marcata: ma il Guarnieri non bastava a spiegarla del tutto, assolutamente no. Quando suonavano insieme, Jack nascondeva la propria eccellenza, mantenendosi al mediocre livello di Stephen [... ]; mentre rifletteva su questo, Maturin si rese conto a un tratto che era sempre stato cose¬: Jack, indipendentemente dalle condizioni di Stephen, detestava mettersi in mostra. Ma in quel momento, in quella notte tiepida, ora che non vi era nessuno da sostenere moralmente, cui dare il proprio appoggio, nessuno che potesse criticare il suo virtuosismo, Jack poteva lasciarsi andare completamente; e mentre la musica grave e delicata continuava a diffondersi, Stephen si stupe¬ una volta di pie¹ dell'apparente contraddizione tra il grande e grosso ufficiale di marina, florido e allegro [... ] e la musica pensosa, complessa che quello stesso uomo stava ora creando. Una musica che contrastava immensamente con il suo limitato vocabolario, un vocabolario che lo rendeva talvolta quasi incapace di esprimersi.

Patrick O'Brian
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Avendo perso uno degli inseguiti, Ivan concentre² la sua attenzione sul gatto, e vide quello strano animale avvicinarsi al predellino del vagone di testa del tram A immobile alla fermata, spingere via con insolenza una donna, afferrare la maniglia e tentare perfino di dare una moneta da dieci copeche alla bigliettaria attraverso un finestrino aperto per l'afa. Il comportamento del gatto sbalorde¬ talmente Ivan da lasciarlo immobile davanti alla drogheria sull'angolo; e subito una seconda volta, ma con molta pie¹ forza egli fu sbalordito dal comportamento della bigliettaria. Questa, non appena vide il gatto che saliva sul tram, gride² con una rabbia che la scuoteva tutta: - eˆ vietato ai gatti! eˆ vietato portare gatti! Passa via! Scendi, se no chiamo la polizia! Ne la bigliettaria ne i passeggeri furono colpiti dalla cosa principale: non dal fatto che un gatto salisse sul tram, questo poteva ancora passare, ma dal fatto che volesse pagare il biglietto! Il gatto si dimostre² animale non soltanto solvibile, ma anche disciplinato. Alla prima sgridata della bigliettaria cesse² l'attacco, si stacce² dal predellino e si sedette alla fermata, soffregandosi i baffi con la monetina. Ma non appena la bigliettaria diede il segnale e il tram si mosse, il gatto si comporte² come chiunque sia cacciato da un tram, sul quale deve viaggiare per forza. Dopo essersi lasciato passare davanti tutte e tre le vetture, balze² sulla parte posteriore dell'ultima, si afferre² con la zampa a un tubo che usciva dal veicolo e file² via, economizzando in tal modo il prezzo della corsa.

Mikhail Bulgakov
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Fino allora egli era avanzato per la spensierata ete  della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, cose¬ che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosite  attorno, non c'e¨ proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi di intesa; cose¬ il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono pie¹ avanti; ancora non si vedono, no, ma e¨ certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo. Ancora molto? No, basta attraversare quel fiume laggie¹ in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si e¨ per caso gie  arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l'impressione di se¬ e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio e¨ pie¹ avanti e si riprende senza affanno la strada. Cose¬ continua il cammino in un'attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto. Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello e¨ stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualcosa e¨ cambiato, il sole non sembra pie¹ immobile ma si sposta rapidamente, ahime¨, non si fa in tempo a fissarlo che gie  precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano pie¹ nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una all'altra, tanto e¨ il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovre  pur finire. Chiudono a un certo punto alla nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocite  fulminea e non si fa in tempo a tornare.

Dino Buzzati
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Longevi, ci chiamavamo tra noi. Eravamo una sorta di Dorian Gray ambulanti senza un ritratto marcescente in soffitta e, durante i secoli, avevamo collezionato i pie¹ stravaganti epiteti: streghe, vampiri, angeli, demoni, doppelge¤nger. Non avremmo mai conosciuto le gioie della maternite  o della paternite , poiche i nostri figli morivano - senza eccezioni - appena venuti alla luce. Avremmo potuto tentare all'infinito, accontentarci di sentire per nove mesi i loro calci ovattati attraverso la pelle del ventre, per poi dover accettare di vederli spegnersi appena fatto capolino nel mondo. Avevo seppellito tre figli, tutti nati morti alle prime avvisaglie di autunni distanti vite intere l'uno dell'altro. Alcune sere percepivo ancora la sensazione asfissiante della terra bagnata sotto le unghie. Temere che la propria creatura, di cui non hai mai udito il pianto, possa sentire freddo sotto la terra e¨ il primo segnale di una follia disperata. Scavare tra le lacrime per riabbracciare quel corpo inerme e bianco, che non e¨ mai stato vivo se non nel buio del tuo grembo, e poi desistere in un barlume di lucidite  e¨ un'esperienza straziante. Si rimane con un pugno di fango in mano, la gola stretta dall'angoscia e il cuore vuoto. Ho sentito tre figli crescere e perire dentro di me. E se fossi cose¬ folle da riprovarci, un quarto, un quinto e un sesto mi farebbero singhiozzare dalla gioia e poco dopo dal tormento. Cose¬ sare  per sempre. eˆ una delle mie tante condanne. Malachia, Robert e io non potevamo dirci amici. Tuttavia lo eravamo, quasi inevitabilmente, per una serie di eventi e per la maledizione che ci univa. Nella mia lunga carriera ne avevo profanati di sarcofagi, templi e necropoli. Cose¬ innumerevoli, che ormai avevo perso il conto. Eppure, con tutti gli anatemi che mi ero tirata addosso, nessuno di questi era ancora riuscito a farmi apprezzare quello sotto il quale ero nata.

Giorgia Penzo
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La citte  di Leonia rife  se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal pie¹ perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: pie¹ che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da se, il mondarsi d'una ricorrente impurit e . Certo e¨ che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri e¨ circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perche una volta buttata via la roba nessuno vuole pie¹ averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla citte , certo; ma ogni anno la citte  s'espande, e gli immondezzai devono arrestrare pie¹ lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'inalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro pie¹ vasto. Aggiungi che pie¹ l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, pie¹ la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermantazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne. Il risultato e¨ questo: che pie¹ Leonia espelle roba pie¹ ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si pue² togliere; rinnovandosi ogni giorno la citte  conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di le  dell'estremo crinale, immondezzai d'altre citte , che anch'esse respingono lontano da se le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, e¨ ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le citte  estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano. Pie¹ ne cresce l'altezza, pie¹ incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergere  la citte  nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre citte  limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianere  la sordida catena montuosa, cancellere  ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Gie  dalle citte  vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

Italo Calvino
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